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Siamo ciò che mangiamo? L’impatto della dieta sull’asse intestino-cervello nella Malattia di Parkinson

  • Mercoledì, 16 Novembre 2022

siamo ciò che mangiamo?La malattia di Parkinson è caratterizzata da sintomi motori (tremore a riposo, rigidità, ecc.) e non motori (disfagia, depressione, ecc.). Tra questi ultimi vi sono i difetti della funzione intestinale (ad esempio la stitichezza), che possono talvolta manifestarsi anche diversi anni prima dei sintomi motori.

Ad oggi esistono terapie che possono migliorare l’alterata funzione intestinale, ma non esiste una vera e propria cura per evitare lo sviluppo o il peggioramento di questo disturbo.
Il microbiota intestinale, ovvero l’insieme dei microrganismi presenti nel nostro intestino, potrebbe avere un ruolo cruciale nella comunicazione tra intestino stesso e cervello. Un microbiota sano sembra infatti essere correlato ad un minor rischio di sviluppare disturbi del sistema nervoso e malattie neurodegenerative (inclusa la malattia di Parkinson), mentre un microbiota alterato è correlato ad una maggiore incidenza di queste malattie.
La dieta può modificare la composizione del microbiota, influenzando di conseguenza la comunicazione tra intestino e cervello. In particolare, la dieta mediterranea (ricca di fibre, flavonoidi e acidi grassi essenziali) ha effetti positivi sul microbiota intestinale e può quindi ridurre lo sviluppo o l’esacerbazione di patologie quali la malattia di Parkinson; d’altra parte, la dieta occidentale (ricca di carne, cibi trasformati e fritti) potrebbe portare ad effetti molto dannosi.
Numerosi studi hanno suggerito che gli interventi dietetici con probiotici (microrganismi viventi e attivi in grado di rafforzare il microbiota intestinale e di esercitare un effetto positivo sulla salute dell’organismo), prebiotici (sostanze non digeribili in grado di promuovere la crescita di una o più specie batteriche utili al benessere intestinale) o simbiotici (mix tra probiotici e prebiotici) possano migliorare la salute dell’intestino, del cervello e quindi diminuire il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.
Nel complesso, si può quindi affermare che una dieta sana e una giusta integrazione di probiotici, prebiotici o simbiotici possano rappresentare un potenziale approccio terapeutico per i pazienti parkinsoniani, soprattutto nelle primissime fasi della malattia.

CONSIGLI NUTRIZIONALI – QUALI PROBIOTICI SCEGLIERE?
Secondo la definizione ufficiale di FAO e OMS, i probiotici sono “organismi vivi che, somministrati in quantità adeguate, apportano un beneficio alla salute dell’ospite”. Al momento del consumo è necessario che i microrganismi si presentino vivi e vitali.  Le più comuni categorie di microrganismi probiotici sono rappresentate da lactobacilli e bifidobatteri. Tra quelli più utilizzati vi è il Lactobacillus casei Shirota, la cui efficacia è stata studiata in numerosi lavori scientifici.
I probiotici si trovano sotto forma di latti fermentati, acquistabili al supermercato, integratori alimentari e farmaci. Per garantire l’efficacia dovrebbero essere conservati alla temperatura indicata e assunti a stomaco vuoto, per un tempo medio di 3-4 settimane e in un quantitativo di almeno un miliardo di batteri al giorno. Un brick di latte fermentato al giorno può essere un ottimo sostegno per tutti, soprattutto durante i cambi di stagione.

A cura della dott.ssa Serena Caronni, Biologa Nutrizionista e dott.ssa Michela Barichella, Medico Dietologo

AIP MONZA

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